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NUMERO 12 - 11/06/2008

 Il permesso di soggiorno nel quadro normativo e giurisprudenza attuale

Senza rievocare addirittura i “salvacondotti” di epoca medievale, può dirsi che tra i più diretti antenati del “permesso di soggiorno” vi siano stati i “papiers”, la cui materiale disponibilità, e con essa il fatto di poterli esibire alle autorità (dimostrando di non essere “sans papiers” appunto…), sul suolo francese, già a partire dalla seconda metà del XIX e poi soprattutto nel corso del XX secolo, divenne necessario affinché gli stranieri potessero circolare nel territorio dello Stato. Si ebbero così i cd. “carnet dei nomadi”, voluti dalla legge francese del 16 luglio 1912, e la predisposizione, più in generale, di vere e proprie carte “degli stranieri”.
Quando, poi, si poterono incorporare i dati biometrici (in primis la fotografia) dei titolari del documento nel supporto materiale stesso, i papier da soli “titoli” di “viaggio” e di “soggiorno”, si trasformarono in veri e propri strumenti di controllo (seppur, per così dire, sporadico e “casuale”, in quanto la tecnica non consentiva ancora di effettuare verifiche “mirate” sulla persona “ricercata”).
 La “fabbricazione” sempre più perfezionata di queste “carte” identificative e la crescente capacità di controllo, per loro tramite, degli organi pubblici, avrebbe avuto la propria definitiva affermazione, in ambito europeo (fatte salve alcune eccezioni), nel Secondo Dopoguerra. Anche se, per vero, da questo punto di vista, l’ordinamento italiano bruciò le tappe, visto e considerato che già il “Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza” del 1926 – le cui norme, almeno in questa parte, sarebbero state mantenute in quello del 1931 –, subito prima del “Titolo VI” recante le “Disposizioni relative alle persone pericolose per la società”, avrebbe introdotto un intero “titolo” specificamente dedicato agli “stranieri”...

(Segue)



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