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NUMERO 17 - 10/09/2008

 La seconda decentralizzazione spagnola: fra riforma confederale e stato possibile

Nell’ambito costituente spagnolo del 1977 alcuni consensi trasversali sembrarono, sin dall’inizio, essere molto chiari: tra questi, e in primis, l’accordo sul fatto che non si sarebbe potuto ritonare al passato, alla fase di confronto sulla Costituzione. Tale obiettivo imponeva che il testo costituzionale, che avrebbero approvato le Cortes Generales elette il 15 giugno di quell’anno, fosse l’espressione non della volontà di una sola parte del Paese, bensì dell’impegno di un’ampia maggioranza delle Camere. Un impegno che potesse essere, a sua volta, la manifestazione di un accordo sociale maggioritario sulle regole del gioco democratico e sui valori fondamentali del nuovo sistema politico. Se questo è il principio fondativo, gli altri ne risultano profondamente connessi per assicurargli continuità e solidità. Tra questi non era certamente meno importante il principio che ora mi interessa sottolineare: la democrazia non avrebbe poututo realizzarsi in maniera compiuta se, in sede costituente, non si fosse trovata una ragionevole soluzione al cd. problema nazionale. Ovvero, al problema dell’integrazione territoriale della regione catalana e delle tre province basche nella nuova Spagna democratica.
Questa era la situazione nella realtà: in entrambi i territori esisteva una rivendicazione nazionalistica – la cui espressione politica avrebbe dovuto confermare pienamente il risultato delle prime elezioni democratiche realizzate dopo la caduta del regime franchista – e la manifesta capacità di resistenza di questa vecchia rivendicazione, apparsa già negli ultimi trent’anni del XIX secolo, avrebbe richiesto ai costituenti una grande dose di audacia e di prudenza. Solo in tal modo potevano diventare compatibili le prospettive relative all’unità della Spagna e all’autonomia di alcune delle sue parti, delle quali erano portatrici le sei forze politiche che andavano a giocare la lunga partita della Costituzione: le quattro di carattere statale – Unión de Centro Democático (UCD), Partido Socialista Obrero Español (PSOE), Partido Comunista de España (PCE) e Alianza Popular (AP) – e quelle che rappresentavano, rispettivamente, la maggioranza del nazionalismo basco – Partido Nazionalista Vasco (PNV) e la maggioranza del nazionalismo catalano: Pacto Democrático por Cataluña (PDC).

(segue)


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Silvio Gambino, Regionalismi e diritti di cittadinanza. La riforma degli statuti in Spagna e in Italia

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Francisco Balaguer Callejón, La Riforma dello Statuto di autonomia dell’Andalusia nel contesto della pluralità di spazi costituzionali di ambito europeo

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Josep Mª Castellá Andreu, Lo Statuto di autonomia del 2006 come (discutibile) strumento per la realizzazione dell'autogoverno della Catalogna



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