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NUMERO 19 - 08/10/2008

 La scuola va cambiata nel merito, ma anche con merito

Quando si parla di “cose di scuola” si ricorre ad argomenti stereotipati vuoi per denunciare i mali dell’attuale istituzione scolastica, di cui si mette in evidenza come riesca sempre meno a far fronte ai bisogni, alle attese, alle carenze di vario tipo delle nuove generazioni, vuoi per avanzare proposte di miglioramento circa i contenuti, i metodi e gli strumenti dell’istruzione.
Non è mia intenzione ripercorrere la topica delle lamentele né quella delle analisi sociologiche o delle descrizioni culturali, e via dicendo .
E neppure mi lascerò allettare dalla sola alternativa che, recentemente, si sia riuscita a prospettare, sebbene non priva di un certo snobismo elitario velato di realismo, quella, cioè, dell’home schooling, ovvero del precettore privato, un’istituzione tipicamente aristocratica, buona, al più, e perfettamente compatibile col “giovin signore” della Milano settecentesca, descritta con amabile ironia ne “Il Giorno” dell’abate Giuseppe Parini.

(segue)
 



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