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NUMERO 20 - 22/10/2008

 Lo scettro del Principe. Considerazioni contro il ritorno alla democrazia parlamentare a legittimazione indiretta

A dispetto dell’attuale - solo apparente - fase di stallo, su perché, cosa e come  riformare le nostre istituzioni sembra ormai essersi raggiunto un diffuso consenso politico e dottrinale. Quasi trent’anni di riflessioni, progetti e dibattiti non sembra dunque siano passati invano. Lo stesso approccio al tema delle riforme è oggi meno fideistico d’un tempo se è vero che, per i più, il diritto serve ma non basta per cambiare la politica.
L’ampio accordo registratosi sulle misure di razionalizzazione della forma di governo parlamentare contenute nella c.d. “bozza Violante”, licenziata nella scorsa legislatura dalla Commissioni Affari Costituzionali della Camera, e le significative convergenze desumibili, all’ inizio di quella attuale, dalle proposte di revisione dei regolamenti parlamentari depositate in entrambe le Camere, dimostrano l’ineludibilità di alcuni temi: il superamento del bicameralismo perfetto con il conferimento alla sola Camera del potere di accordare e revocare la fiducia; la contestuale trasformazione del Senato in camera di rappresentanza delle autonomie territoriali; la riduzione del numero dei parlamentari; una maggiore razionalizzazione della forma di governo parlamentare attraverso il rafforzamento della figura del Presidente del Consiglio; una riforma dei regolamenti parlamentari che, al di là dei periodici interventi di manutenzione diretti ad una più efficiente organizzazione dell’attività di ciascuna Camera, scaturisca da un profondo e coraggioso ripensamento del ruolo del Parlamento nelle moderne democrazie parlamentari e nel nuovo assetto multilivello dei poteri. In questa prospettiva si colloca altresì una più efficace disciplina del Governo in Parlamento, quale suo comitato direttivo e non esecutivo, così da garantire tempi certi per l’esame e l’approvazione dei suoi disegni di legge (evitando così che tale incomprimibile esigenza possa essere soddisfatta solo abusando del potere normativo e di taluni istituti parlamentari), cui faccia da necessario contrappeso il riconoscimento formale ed il potenziamento del ruolo dell’opposizione parlamentare. Ed ancora, una più complessiva ottica di adeguamento delle garanzie costituzionali ispirata ad una visione moderna ed aggiornata del principio di separazione dei poteri, in base alla quale essa oggi intercorre non tra Parlamento e Governo ma tra maggioranza ed opposizione; infine l’attuazione, per un verso, e la riscrittura, per altro, della riforma del Titolo V approvata nel 2001.

(segue)



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