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FOCUS - Statuti regionali N. 0 - 27/01/2010

 Il referendum negli statuti delle regioni ad autonomia ordinaria di seconda generazione

Quando ho riflettuto sulla scelta del tema da trattare nel mio contributo per gli scritti in onore del prof. Michele Scudiero – in segno di affetto e di gratitudine, ma in parte anche per esorcizzare il timore di non essere all’altezza del suo Insegnamento – ho valutato la possibilità di rivisitare, sia pure parzialmente e brevemente, un tema da Lui affrontato in giovane età.
La scelta - non facile, considerati i suoi tanti lavori - è infine caduta su “Il referendum nell’ordinamento regionale” per una serie di ragioni, facili da sintetizzare: la riforma del Titolo V, II Parte, della Costituzione italiana, ha organicamente modificato il sistema delle relazioni tra i livelli istituzionali territoriali rendendo utile una riconsiderazione del tema nel nuovo quadro costituzionale; la legge costituzionale n. 1 del 1999, in particolare, ha previsto il referendum come momento eventuale del procedimento di formazione degli statuti regionali ordinari; i nuovi statuti regionali ordinari hanno significativamente innovato la disciplina del referendum nelle singole regioni di diritto comune; la introduzione di forme di governo regionali caratterizzate da una preminenza dell’esecutivo - in uno con la perdurante crisi dei partiti politici e con la previsione di discipline elettorali in grado di comprimere il pluralismo delle assemblee elettive - ha reso ancor più opportuno e urgente il potenziamento degli strumenti di partecipazione alla vita politica e, in specie, degli istituti di democrazia diretta; il referendum ha assunto un significativo rilievo nell’ordinamento regionale con riferimento ai fenomeni di riordino territoriale, sia in virtù del maggiore rilievo riconosciuto al principio di adeguatezza, sia in virtù di spinte localistiche determinate da squilibri territoriali di tipo economico e finanziario più che di tipo politico e/o culturale.
Sinora, sul piano dell’effettività, il referendum ha avuto uno scarso rilievo nell’ordinamento regionale. Pochissime, infatti, sono le consultazioni referendarie realizzate nelle regioni di diritto comune a partire dalla loro attuazione.

(segue)



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