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NUMERO 3 - 11/02/2009

 Competizione fra università e valore legale del titolo

Nel perenne dibattito sulla crisi dell’università italiana, un luogo comune ricorrente è la proposta di “abolizione del valore legale del titolo”. Questo “valore legale” dei titoli di laurea attribuiti da università pubbliche (e private riconosciute dallo Stato) avrebbe l’effetto di disincentivare ogni sana competizione fra università e, per conseguenza, di abbassare, nelle università italiane, il livello della qualità dei servizi didattici e della ricerca scientifica.
Per lungo tempo la proposta abolizionista è stata prerogativa di economisti liberisti, a cominciare – a suo tempo - da Luigi Einaudi; essa è però dotata di un forte effetto suggestivo, tanto da essere frequentemente ripresa a livello giornalistico e nelle discussioni interne al mondo universitario. Qualche giorno fa, la proposta di è tradotta in un ordine del giorno parlamentare, presentato dalla Lega Nord ma approvato, a quanto sembra, a larga maggioranza.
Alla proposta abolizionista, i difensori dello status quo (tra cui, due anni fa, l’allora ministro Mussi) rispondono spesso che “l’abolizione del valore legale del titolo” avrebbe l’effetto di dare più spazio a criteri informali di selezione dei giovani, a tutto vantaggio di quelli appartenenti a famiglie ricche e dotate di forti relazioni sociali. Argomento che avrebbe senso se l’università italiana fosse oggi fieramente selettiva, e attuasse una selezione esclusivamente meritocratica; ma non ne ha con riferimento al sistema universitario attuale, nel quale i “figli dei ricchi” non trovano certo grandi difficoltà, nella ricerca di vie facili per ottenere la laurea.
L’argomento più serio, contro la proposta abolizionista, è invece quello che qualifica la proposta stessa come uno “slogan massimalista", spesso ripetuto, ma senza alcun esame analitico dei reali effetti giuridici della laurea; e tanto meno a seguito di tentativi di analisi economica delle possibili conseguenze di fatto, anche negative, che potrebbero derivare ad una completa privatizzazione degli studi universitari.

(segue)



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