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NUMERO 3 - 11/02/2009

 Il referendum abrogativo regionale umbro in tema di indennità dei Consiglieri regionali

Le iniziative intraprese dal Comitato referendario umbro in relazione all’indennità spettante ai Consiglieri regionali umbri hanno portato la vicenda in esame all’attenzione dei commentatori e degli organi di stampa di livello nazionale. E ciò non tanto per occuparsi della materia referendaria regionale in se, quanto, piuttosto, per disquisire in tema di trattamenti economici goduti dai componenti di organi elettivi di ogni livello istituzionale, al punto da etichettare la classe politica, in generale, come “la casta”.
Le più recenti posizioni assunte dal Consiglio regionale, sfociate nella decisione di non dare più corso alle operazioni referendarie, già precedentemente fissate, hanno fatto sì che il Comitato referendario si determinasse nel senso di avanzare al Tribunale civile istanza ex art. 700 c.p.c. al fine di ottenere: a) l’incidentale disapplicazione della deliberazione di non dar più corso al referendum e di ogni altro atto o provvedimento connesso, presupposto o consequenziale; b) l’aggiornamento del quesito referendario, riferendolo alla nuova disciplina dell’indennità consiliare recata dall’art. 1 della l.r. n. 17/2007; c) la convocazione dei comizi elettorali per la data già stabilita prima della deliberazione consiliare, cioè l’11 novembre 2007.  
A scioglimento della riserva di cui all’udienza del 13 agosto 2007, il giudice del procedimento cautelare ha rigettato il ricorso del Comitato referendario. 
Da ultimo, il 12 dicembre 2007 il Comitato referendario ha citato la Regione davanti al Tribunale di Perugia al fine di acclarare l’illegittimità della deliberazione consiliare con la quale è stato deciso di non dar più corso alle operazioni elettorali e per ottenere decisioni conformi a quanto già richiesto in sede cautelare. 
(segue)



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