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NUMERO 4 - 24/02/2009

 La crisi del PD e il difficile cammino del bipolarismo italiano

La pesante sconfitta elettorale subita in Sardegna, le dimissioni di Veltroni e l’elezione di Dario Franceschini alla guida del PD rendono sbiadito il ricordo di quel 14 ottobre del 2007, giorno in cui il “popolo delle primarie” aveva sancito la nascita di un nuovo partito e la legittimazione del suo leader.
Eppure gli effetti benefici prodotti da Walter Veltroni e dalla sua creatura sulla politica italiana sono evidenti, così come rimane significativo l’aver riportato, in quel particolare momento, il dibattito politico istituzionale sulla forma-partito.
Sembra innegabile che la scelta di “correre da soli” abbia contribuito ad una drastica svolta rispetto alla tendenza, radicata da decenni, alla frammentazione del quadro politico. Ancora oggi va riconosciuto agli inventori del Partito Democratico di aver abbandonato la frenetica rincorsa al radicalismo estremo dei girotondini e realizzato il processo di unificazione dei due maggiori partiti del centro sinistra, Ds e Margherita, con la presentazione della lista unitaria al voto del 13 e 14 aprile 2008. Peraltro, Veltroni commette il grave errore di stringere un’alleanza con Di Pietro, che si presenta agli elettori con il simbolo del suo movimento ed entra subito in competizione con il PD.

(segue)



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