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NUMERO 5 - 11/03/2009

 Il progetto di Obama

Il primo bilancio federale che il presidente Barack Obama ha presentato al Congresso, come da Costituzione, deve essere considerato un progetto di rottura sia rispetto alla recente presidenza di George W.Bush che nei confronti della politica statunitense dell’ultimo trentennio. Il progetto prevede massicci investimenti pubblici nell’istruzione per potenziare la ricerca, nella sanità per rendere l’assistenza generalizzata, e nel controllo ambientale e nelle energie alternative. Per affrontare obiettivi così impegnativi e costosi, il bilancio federale punta su un massiccio deficit spending da riassorbire nel giro di cinque anni, e sulla radicale trasformazione del sistema fiscale che dovrà colpire i contribuenti con redditi individuali superiori ai 200 mila dollari (la cui aliquota massima sale dal 35% al 39,6%) e le rendite derivanti da attività finanziarie spericolate.
La proposta del Presidente è stata accolta con favore dagli ambienti liberal, e non solo, nella misura in cui immette una forte quantità di denaro sul mercato per fare fronte alla crisi e per “ristabilire l’equità attraverso l’instaurazione di un codice fiscale che troppo a lungo è stato distorto a favore degli americani più ricchi” (New York Times). All’opposto, il massiccio intervento federale sul mercato e l’aumento della tassazione per i ceti più abbienti (il 3% della popolazione) sono stati condannati dagli ambienti iper-liberisti sostenitori della politica economica seguita dalle amministrazioni federali da Reagan a Bush. Da questi circoli il nuovo presidente è accusato, in sostanza, di volere introdurre un regime socialista: “I Democratici ci stanno trasformando in una repubblica socialista dove Stalin e Lenin si troverebbero a loro perfetto agio”, ha dichiarato il repubblicano Mike Huckabee, già candidato alla presidenza, sul New York Post).
(segue)



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