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 Federalismi weekend: Leggere Lolita a Teheran

“Ho letto Lolita a Teheran” mentre ero al mare, il titolo del romanzo si confonde nei miei ricordi privati, assumendo una nuova forma. “Leggere Lolita a Teheran”, un titolo che si presta ad essere assorbito dall’occhio concupiscente del lettore. Pensavo si trattasse di un semplice romanzo, omaggio alla letteratura, che descrivesse un momento storico attraverso le vicende di un gruppo di giovani donne.
Mi immergo in un resoconto fedele degli avvenimenti degli anni novanta dominati dalla rivoluzione dell’ayattolah Khomeini, l’impatto è forte e catalizza l’attenzione del lettore fin dalla prima pagina quando l’autrice stessa ci informa che “i personaggi e le vicende descritti nel libro differiscono in parte da quelli reali”, solo in parte. I fatti che il libro racconta sono reali “nella misura in cui possono esserlo i ricordi”. L’autrice ci avverte, poi di aver modificato e confuso nomi e dettagli delle vite delle sue alunne al fine di renderne irriconoscibile l’identità anche a loro stesse “in modo da porne al sicuro i segreti”.
Fin dalle note dell’autrice è evidente che non si tratti semplicemente di un romanzo, né di un saggio storico, questo libro è qualcosa di più; è letteratura, nell’accezione usata da Nabokov per descriverne il potere. E sono le parole stesse dell’autore che ispirano Azar Nafisi nel descrivere ciò che ella vide nascere dagli incontri che avevano luogo nel suo soggiorno durante gli anni del suo insegnamento; “avremmo scoperto come il banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l’occhio magico della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa.” 

(segue)



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