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NUMERO 8 - 22/04/2009

 Saluto al Presidente Giovanni Maria Flick

In veste di rappresentante del libero foro, sono onorato di rivolgere un solenne saluto al Presidente Giovanni Maria Flick al quale sono accomunato, all’interno di una carriera istituzionale e politica ben più modesta, da un comune trascorso accademico nelle due sedi universitarie presso le quali Egli ha insegnato, ovvero l’Università degli Studi di Perugia e l’Università Luiss “Guido Carli” di Roma.
E’ certo che il ruolo in Corte costituzionale di un giudice non si qualifica solamente per le sentenze di cui, nei nove anni di mandato, è stato relatore o redattore, ma si coglie in maniera più ampia e pregnante nel contributo complessivo che lo stesso ha apportato al dibattito giuridico in un complesso e articolato contesto storico-politico.
Il mandato in Corte costituzionale del Presidente Flick si è sviluppato lungo un arco temporale particolarmente delicato per il nostro sistema costituzionale.
Infatti, gli anni che vanno dal 2000 al 2009 sono quelli nei quali la Corte è stata chiamata a giudicare sulla legittimità del nostro assetto processuale complessivo, ma in particolare di quello penale, rispetto a un quadro costituzionale profondamente innovato grazie alle modifiche apportate all’art. 111 Cost. dalla legge cost. n. 2 del 1999. Una Riforma quest’ultima che ha richiesto al nostro ordinamento di uniformarsi ai principi della parità delle armi, della terzietà del giudice, del contraddittorio nella formazione della prova, della ragionevole durata. Si tratta di regole fondamentali che trovano tutte una loro chiara e diretta riconducibilità a fonti di livello internazionale, in particolare alla CEDU, e che ora sono state direttamente costituzionalizzate.
Straordinario compito dei giudici costituzionali in questi anni è stato, perciò, proprio quello di rendere questi principi pienamente effettivi nel tessuto del nostro ordinamento processuale in modo tale da perfezionare quello che nella sentenza n. 50 del 1980 (relatore Malagugini) veniva indicato come processo volto a delineare il cd. “volto costituzionale del sistema penale”.

(segue)



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