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NUMERO 9 - 06/05/2009

 I partiti politici europei e il processo di democratizzazione dell'Unione

Tra le ragioni che hanno ispirato la firma il 13 dicembre 2007 del “Trattato che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea” (c.d. Trattato di Lisbona), pur nell’intento più generale di riprendere il cammino europeo dopo il fallimento della c.d. “Costituzione europea”, vi è stato dichiaratamente il desiderio di completare il processo, già avviato con i Trattati di Amsterdam e di Nizza, volto a rafforzare l’efficienza e la legittimità democratica dell’Unione.
In tale contesto il Trattato di Lisbona contiene talune significative “Disposizioni relative ai principi democratici”, le quali - oltre a ribadire la posizione del Parlamento come sede della rappresentanza diretta dei cittadini comunitari e il diritto di questi ultimi a che le decisioni dell'Unione siano fra l'altro assunte "nella maniera il più possibile aperta e vicina al cittadino" – prevedono partiti politici di livello europeo quali elementi fondamentali che “contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell'Unione", come si esprimerà il nuovo art. 10, n.4 TUE nella versione consolidata alla luce delle ultime modifiche.
Tale ultima proposizione non rappresenta una novità, ma costituisce la riformulazione di quanto previsto sin dall'art. 191 del Trattato di Maastricht nel cui contesto aveva trovato idonea collocazione in considerazione dell'istituzione della c.d. cittadinanza comunitaria. Infatti, nonostante l'articolo sui partiti politici fosse stato inserito nella sezione del Trattato CE che riguarda il Parlamento, la sua introduzione si pone con tutta evidenza in relazione con quella concezione dell'ordinamento comunitario come comunità politica e non più soltanto economica che prendeva piede in quegli anni e che ha conseguentemente dato vita ad un corpo di diritti politici, che, per quanto all’epoca ancora limitato, esprimeva tuttavia un deciso mutamento circa il modo di intendere i rapporti tra ordinamento comunitario e individuo.

(segue)
 



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