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NUMERO 10 - 20/05/2009

 Da Ceausescu allo stato di diritto. Considerazioni sull'evoluzione sulla forma di governo rumena

All’indomani della Rivoluzione di velluto a Praga è stata posta una targa per celebrare la fine del socialismo di stato in Europa, una targa che scandisce i tempi delle rivoluzioni nazionali nelle ex democrazie popolari: "Polonia - 10 anni; Ungheria - 10 mesi; Germania Est - 10 settimane; Cecoslovacchia - 10 giorni". Qualche giorno dopo è stata aggiunta un’ultima postilla: “Romania – 10 ore”. Quella romena è stata senza dubbio una rivoluzione particolare che ha dato origine a una transizione che lo è stata altrettanto. A quasi venti anni dalla caduta del regime di Ceauşescu, con la Romania ormai entrata a pieno titolo nella Nato e nell’Unione Europea, è quanto mai interessante analizzare il sistema costituzionale di questo paese divenuto parte integrante dell’occidente, con un occhio in particolare alla forma di governo. Per comprenderne i futuri sviluppi è fondamentale studiare come si è andato articolando l’equilibrio tra gli organi posti al vertice dell’ordinamento, soprattutto alla luce dei meccanismi decisionali presenti a livello sovranazionale, sempre più impostati verso la primazia dell’organo depositario dell’indirizzo politico.
L’obiettivo di questo lavoro è quindi di dare una definizione compiuta dell’assetto istituzionale della Repubblica romena cercando di inserirlo nei canoni elaborati dalla dottrina giuspubblicistica e comparatistica, tenendo ben presente le numerose peculiarità che lo contraddistinguono.
 
(segue)



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