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NUMERO 20 - 21/10/2009

 Sovraffollamento delle carceri e tutela dei diritti umani alla luce di una recente pronuncia della Corte EDU

La crescita esponenziale della popolazione penitenziaria interessa ormai da più di un decennio la maggior parte delle democrazie del mondo. Sebbene gli Stati Uniti mantengano ancora oggi il primato di paese con il più alto numero di detenuti, incrementi degli indici di detenzione si sono avuti anche in molti paesi europei già a partire dagli anni ottanta. Tra questi, l’Italia, che ha registrato un sensibile aumento della popolazione detenuta, cresciuta a ritmi sostenuti anche per effetto delle ondate migratorie che hanno investito il nostro paese, diventato una delle mete scelte dagli immigrati o per la loro definitiva stabilizzazione sul territorio italiano o anche semplicemente come sosta intermedia per raggiungere altre destinazioni. Si tratta, peraltro, di un fattore comune ad altri paesi dell’Unione europea, soprattutto quelli di recente immigrazione come, appunto, il nostro paese e la Grecia. 
Le trasformazioni riscontratesi all’interno della popolazione detenuta in Italia – ed individuate nel progressivo ringiovanimento dell’universo carcerario, nel citato incremento del tasso di detenuti stranieri nonché nell’aumento della lunghezza delle pene piuttosto che nel numero delle nuove incarcerazioni – sono infatti nel segno di quanto determinatosi in tutti i paesi occidentali che hanno conosciuto un processo significativo di “ricarcerizzazione”.
Gli ultimi dati sulla popolazione carceraria resi noti dal Ministero della Giustizia annoverano ben 63.981 detenuti nelle carceri italiane (di cui il 37% costituito da stranieri), ben oltre la soglia cosiddetta “regolamentare” e quella di “tollerabilità” fissata per ciascuna struttura. Questa situazione è andata ad aggravare l’atavico e strutturale problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari che, oltre a determinare un peggioramento delle condizioni di vita dei detenuti, pone notevoli problemi sotto il profilo della tutela dei “diritti dei detenuti"...
(segue)

 



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