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NUMERO 22 - 18/11/2009

 La Camera dei Rappresentanti Usa dice sì alla riforma di Obama

Nel corso del dibattito parlamentare al Senato Usa sulla riforma sanitaria si stanno registrando non poche incertezze tra le fila dei democratici, in particolare dopo l’anzidetta proposta emendativa del senatore H. Reid al testo licenziato il 13 ottobre scorso in Commissione finanze con quattordici voti favorevoli e nove contrari.
 D’altronde, quanto accaduto era da considerarsi un evento “temuto”, prevedibile a seguito della riproposizione della public option, che ha suscitato reazioni avverse anche dei democratici più moderati e conservatori, tanto da far supporre e dichiarare al suddetto leader del gruppo di maggioranza Reid qualche perplessità sulla approvazione del testo di legge entro la fine dell’anno, così come precedentemente preventivato dallo stesso Barack Obama. Dunque, una conta interna dei voti al Senato che sarà alquanto difficile e incerta anche a causa degli esiti non favorevoli delle elezioni appena intervenute negli Usa che hanno visto i repubblicani trionfare, tra l’altro, negli Stati della Virginia e del New Jersey, per un evidente abbandono del consenso “indipendente” nei confronti del presidente Obama. In una tale situazione ha forse pesato, secondo molti osservatori, proprio l’ipotesi dell’intervento statale sull’assistenza sanitaria, soprattutto perché messa artatamente in stretta relazione dai repubblicani e dai ceti imprenditoriali meno interessati al “cambiamento” con la crisi economica in atto e la necessità di dovere risanare i deficit pubblici, sia quelli federali che quelli prodotti dai governi federati.. (segue)


+ Dossier: America’s Healthy Future Act of 2009 - Proposta di riforma sanitaria presentata dal Pres. Obama al Senato americano



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