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NUMERO 23 - 02/12/2009

 Attività di promozione pubblica dello spettacolo e principio di sussidiarietà

Di recente, un intervento di Alessandro Baricco su “La Repubblica” ha portato all’attenzione generale il tema dell’intervento pubblico nello spettacolo e, in particolare, quello del finanziamento statale alle attività teatrali e musicali. E non per lamentare, come solitamente avviene, l’esiguità delle risorse finanziarie stanziate rispetto al fabbisogno reale del settore, o per rilevare i bizantinismi e le defatiganti complicazioni burocratiche che caratterizzano le attuali procedure del finanziamento pubblico o, ancora, per chiedere l’emanazione di una legge che finalmente detti quella disciplina unitaria dello spettacolo dal vivo alla quale dovrebbe essere rimessa anche la determinazione delle modalità e delle condizioni del finanziamento pubblico, bensì per proporre di tagliare i fondi allo spettacolo in modo da rimetterlo alle regole del libero mercato, ormai maturo e abbastanza dinamico per una equilibrata offerta delle relative attività, e spostare dette risorse verso la televisione e la scuola, considerate, cito testualmente, “i luoghi in cui in questo momento si combatte la battaglia per la difesa dei gesti, dei valori e del patrimonio della cultura”.
Ritenendosi, in estrema sintesi, che, non essendo più possibile in tempi di grave crisi economica, quali quelli che stiamo vivendo, finanziare tutta la cultura e dovendosi, pertanto, operare una scelta, questa non potrà che cadere sulla scuola e la televisione che sono i luoghi dove il “sapere” è per tutti, di modo che costituiscono i canali privilegiati per un accesso generalizzato alla cultura e all’arte di quello che costituisce oggi il c. d. paese reale...
(segue)
 



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