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NUMERO 1 - 13/01/2010

 In memoria di Giancarlo Doria

Giancarlo se n’è andato.
Se lo è portato via un male moderno (chissà se è moderno perché il mondo è più sporco o se è moderno perché oggi lo riconosciamo); un male – nella sua forma solida o in quella liquida – che la scienza non riesce a debellare; un male di cui i medici ti dicono che hai il venti, il cinquanta, l’ottanta per cento di possibilità di farcela, e tu sei lì a cercare di capire se cadrai dalla parte giusta o dalla parte sbagliata delle statistiche; un male che ti lascia lucido – anche se tra mille disagi – fino all’ultima crisi.

Giancarlo aveva grandi occhi celesti. Buoni, pieni di un dolce stupore per tutte le cose che il mondo può riservare alla vita di un giovane. Ma dietro quella bontà e quella dolcezza si coglievano tutte le sue altre caratteristiche: Giancarlo era curioso, colto, intelligente, disponibile, attento, pronto a raccogliere e sviluppare ogni indicazione di ricerca, determinato, fortemente determinato, quasi a dispetto di quei suoi occhi dolci...
(segue)



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