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NUMERO 1 - 13/01/2010

 Tre giorni ai confini della terra degli aranci

Due colpi sparati in pieno giorno da un fucile ad aria compressa da qualcuno che attraversa in macchina la Statale 18. Cade a terra ferito un giovane di 26 anni, viene dal Togo, si chiama Ayva Saibu, fa il bracciante agricolo, ha regolare permesso di soggiorno, ed è ferito anche un suo amico; è nigeriano, è un irregolare: senza nome, un numero, un’anima morta. Tutti e due se la caveranno in pochi giorni, ma è un segnale inequivocabile. Un avvertimento, una minaccia, una intimidazione e Rosarno, Calabria, diventa Soweto, Sudafrica.
Siamo nel cuore della Piana di Gioia Tauro, dove fioriscono ulivi secolari e agrumi di prima qualità e dove la mafia prolifica. Su ulivi, agrumi, e soprattutto appalti pubblici, si infiltra nelle faccende economiche e in quelle politiche; controlla il mercato della droga e quello delle braccia. E sono braccia di lavoratori neri: a loro è affidata tutta l’agricoltura che gravita su Rosarno, che è uno dei paesi calabresi a più forte immigrazione: il rapporto tra residenti (sono quindicimila) e abitanti è di uno a tre... (segue)



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