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NUMERO 6 - 24/03/2010

 I tormenti della forma di governo ceca tra profili europei e rimescolamenti interni

Nel corso del 2009 la Repubblica ceca è stata in diverse occasioni sotto la lente di osservazione degli altri Paesi europei, per una serie di motivi: il semestre ceco di presidenza dell’Unione (da gennaio a giugno), funestato da una crisi di governo ampiamente annunciata, la tormentata procedura di ratifica del Trattato di Lisbona (pur in assenza di questioni referendarie la Repubblica ceca è stato l’ultimo membro a ratificare il Trattato, impugnato per ben due volte, prima e dopo l‘approvazione parlamentare, dinanzi alla Corte costituzionale, l’atteggiamento apertamente euro-scettico del Presidente della Repubblica Klaus, che non ha mancato di esprimere anche in occasioni ufficiali la sua contrarietà al Trattato di Lisbona e che ha procrastinato fino alla fine la sua promulgazione; i tiepidi festeggiamenti per il ventennale della caduta del comunismo.
A tali difficoltà verso l‘“esterno“ corrispondono specularmente una serie di tormenti politici interni che hanno coinvolto i rapporti tra i supremi organi costituzionali, e non solo quelli politicamente attivi. I protagonisti sono stati in effetti molti: il capo dello Stato Klaus (per il suo protagonismo istituzionale e politico, abbastanza diverso dal comportamento del predecessore Havel), la Camera dei deputati (sul cui scioglimento anticipato si è scatenata una lotta istituzionale senza esclusione di colpi e con molti “colpi di scena“), il Senato (è qui che si è arenata la ratifica del Trattato di Lisbona), il Governo (instabile fin dalla sua formazione precaria nel gennaio del 2007, passando per una sopravvivenza miracolosa a 4 voti di sfiducia fino all’ultimo del marzo 2009 ed essendo sostituito poi con un esecutivo tecnico nella prospettiva, in seguito sfumata, di andare ad elezioni anticipate), la Corte costituzionale (coinvolta non solo nelle questioni europee, verso le quali ha dimostrato un’apertura ampia ma condizionata, ma anche in quelle della politica interna, rifiutando un autoscioglimento una tantum della camera bassa, che aveva un precedente nel 1998). Sopra tutto questo aleggiano le difficoltà delle forze politiche -solo in parte rese difficili dal sistema elettorale ma in realtà preesistenti ed indipendenti da questo- che hanno cercato, come già in altre occasioni in questo paese, vie d’uscita giuridiche attraverso la modifica della Costituzione e della legge elettorale. Non si può però imbrigliare tutto con il diritto. Il caso ceco ne è una testimonianza.
Ma vediamo di andare con ordine. Anche perchè, come vedremo, si possono ravvisare delle analogie interessanti col sistema politico italiano...
(segue)



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