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NUMERO 17 - 22/09/2010

 L'esercizio del potere estero nel modello federale statunitense

In Europa, i processi di trasformazione che hanno interessato le autonomie territoriali, pur con evidenti differenze nei diversi modelli statuali, presentano rilevanti elementi di convergenza, se non altro per il fatto che tutte le Costituzioni che conoscono livelli territoriali di governo in posizione intermedia tra lo Stato e gli enti minori affondano le proprie radici nel comune archetipo storico del modello federale statunitense. E’ quindi naturale la tendenza a porre in relazione le organizzazioni statuali europee di tipo federale, o comunque improntate ad una larga autonomia degli enti territoriali, con il modello americano, per cogliervi analogie e differenze. L’esercizio del c. d. “potere estero” – ovvero la capacità di contrarre autonomi rapporti ed obblighi rilevanti sul piano internazionale da parte degli enti territoriali intermedi – è stato e continua ad essere in Europa un tema emergente del dibattito sui processi di federalizzazione o regionalizzazione. Anzi, l’attribuzione della soggettività internazionale alle autonomie territoriali sembra essere uno dei temi centrali, costitutivi, determinanti in tale dibattito a livello europeo.
Colpisce quindi l’evidente differenza rispetto al modello federale statunitense, in cui agli Stati è inibita ogni forma di ingerenza nelle relazioni internazionali, tanto che l’esercizio statale del treaty-making power è tanto limitato da rendere arduo provarne l’esistenza... (segue)
 



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