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NUMERO 22 - 01/12/2010

 La contraddizione dell'ergastolo tra finalità rieducativa e pena senza fine

L’incipit del notissimo libro di FOUCAULT Sorvegliare e punire, senza infingimenti, conduce il lettore sul terreno aspro e concreto della lezione su ciò che sono state la pena e la sua esecuzione nel corso dei secoli, nel quadro di quelle che lo stesso FOUCAULT definiva “istituzioni totali”; istituzioni tese alla trasformazione della persona da individuo a oggetto di “osservazione” e trattamento, quali erano le carceri, i manicomi, gli ospedali, l’esercito e simili. Con toni “granguignoleschi,” l’autore riproduce la cronaca – tratta da una gazzetta dell’epoca – della esecuzione di un parricida, tal Damiens, avvenuta a Parigi il 2 marzo 1757, con tanto di confessione pubblica, supplizio e squartamento del condannato, le cui membra vennero poi gettate nel fuoco e trasformate in cenere solo dopo molte ore.
Perchè tanto dramma nella descrizione e tanta attenzione verso quelle “istituzioni totali” che attraverso il Panopticon di Bentham – una struttura a raggiera, con al centro un punto generale di osservazione, presente in varie strutture carcerarie, anche di età moderna - consentivano di controllare «tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individualizzato e costantemente visibile»?



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