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NUMERO 2 - 26/01/2011

 Dovere di vivere, diritto di morire, oppure...?

Tra il tema specifico della riunione di stamani (le decisioni di fine vita) e quello generale del master in “Diritto del Minore” – nel cui ambito si svolge questa tavola rotonda interdisciplinare – sussiste uno stretto legame, nonostante si tratti di tematiche apparentemente tra loro molto diverse.
Il tema della difesa dei diritti del minore consente infatti di ricollegare il discorso del diritto alla autodeterminazione – di cui oggi discutiamo – a quello più generale relativo alla rivalutazione della posizione e della identità del minore.
Per lungo tempo si è pensato che la posizione del minore fosse un problema su cui intervenire leggendo le norme della Costituzione che lo riguardano, senza collegarle fra di loro in una prospettiva unitaria. Solo a partire dagli anni sessanta (con la riforma del diritto di famiglia, con la legge sull’adozione e con quella sul divorzio) si iniziò ad abbandonare l’idea del minore considerato quale soggetto debole, da tutelare soltanto nella misura in cui l’interesse sottostante a tale tutela non collida con interessi ritenuti più generali e prevalenti (tra cui, per esempio e sopratutto, quello della famiglia legittima). Si è giunti così gradualmente all’idea del minore come persona, con la sua dignità sociale e il suo fascio di diritti inviolabili, che va tutelato non in una chiave di paternalismo, ma attraverso il riconoscimento dell’inviolabilità dei suoi diritti... (segue)



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