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NUMERO 4 - 23/02/2011

 I 150 anni della dell'unità d'Italia e la dinamica istituzionale italiana tra società civile classe dirigente

(...) La celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia ha confermato, proprio in questi giorni ed in maniera palese, come il recupero di una simile ricorrenza sia altamente problematico. Partiamo dalle origini recenti della questione, per poi risalire a quelle più risalenti, che spiegano le ragioni delle tensioni e delle ambiguità. Nel 2007 il Governo di Romano Prodi, in previsione dell’anniversario in questione, istituì il Comitato interministeriale per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’ItaliaL’esito delle elezioni del 2008 e la formazione del IV Governo Berlusconi aveva obbiettivamente rallentato l’attività del Comitato e dell’Unità di missione, deputata alla preparazione delle celebrazioni, che con ordinanza PCM n. 3772 del 19 maggio 2009 si era trasformata in Unità tecnica di missione operante presso il Segretariato generale della PCM.  Venerdì 28 gennaio 2011, sulla base del terzo comma dell’art. 7 bis, aggiunto in sede di conversione del decreto legge 30 aprile 2010, n. 64 sulla Fondazioni liriche, il Consiglio dei ministri aveva finalmente annunciato: che il 17 marzo sarebbe stato, solo per il 2011, festa nazionale e che scuole ed uffici sarebbero rimasti chiusi (“il messaggero”, 28 Gennaio 2011); che durante la notte tra il 16 e il 17 le città sarebbero state aperte alla notte tricolore; che in quest'occasione in tutt'Italia sarebbe stato celebrato alle ore 07,00 il rito dell'alzabandiera; che il Capo dello Stato avrebbe parlato al Parlamento riunito in seduta comune e si sarebbe recato al Pantheon a rendere omaggio alla tomba del primo Re d'Italia; che, infine, il 2 giugno sarebbe stata, come ogni anno ma in maniera più solenne, celebrata la festa della Repubblica. , presieduto dal Ministro dei Beni culturali e vice-presidente del Consiglio dei Ministri Francesco Rutelli, nominando anche un Comitato dei Garanti, presieduto prima dall’ex-Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e poi - in seguito alle dimissioni dello stesso- dal Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Giuliano Amato...(segue) 



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