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NUMERO 10 - 18/05/2011

 Aboliamo le province? Cosa ci insegna la dottrina spagnola

La discussione del libro di Francisco Velasco Caballero cade tempestiva, dato che pochi giorni fa, nell’ambito di un riassetto della spesa pubblica per fronteggiare l’emergenza economica globale, è stata ventilata la notizia – poi smentita –  della possibile abolizione di determinate categorie di Province: a quanto emerge dalla lettura della stampa, si è fatto riferimento ad enti territoriali con meno di 200.000 abitanti e non confinanti con l’estero, determinando, a fini esemplificativi, la potenziale scomparsa delle Province di Fermo o dell’Ogliastra, ma non di Sondrio o Gorizia. Tralasciamo sia la vicenda in sé considerata che le modalità di questa fantomatica riforma, e consideriamo, piuttosto, il nocciolo della notizia: l’affermazione, piuttosto netta nel dibattito politico e nella riflessione politologica, variamente amplificata da stampa e trasmissioni televisive, che le Provincie rientrino fra gli “enti inutili”: meritevoli, come tali, di essere aboliti.Anche nella dottrina giuridica l’idea di abolire le Province costituisce – per utilizzare una fortunata locuzione di Massimo Severo Giannini – una sorta di “invariante”, o, meglio, quasi una corrente carsica che, più o meno ciclicamente, riemerge per proporre de jure condendo la radicale cancellazione di questi enti, con salvezza delle autonomie speciali di Trento e Bolzano.



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