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NUMERO 11 - 01/06/2011

 Altiero Spinelli e il Risorgimento europeo dell'Italia

Osservare in questi giorni la realtà europea laicamente, in modo obiettivo – senza facile e superficiale ottimismo; ma anche senza pessimismo e preconcetti – si traduce nella percezione di una crisi profonda. V’è quanto meno la consapevolezza che siamo di fronte ad una serie di prove difficili per consentire la prosecuzione del percorso unitario; se non – secondo qualcuno – addirittura per assicurare la sopravvivenza di quell’Europa cui siamo arrivati e cui ci siamo ormai abituati.
La cronaca degli ultimi giorni è preceduta da una storia di sconfitte e di successi, di rallentamenti e di accelerazioni. L’inizio di questo millennio sembra segnare una ulteriore pesante stasi, nel percorso unitario.
Dopo la (e per qualcuno a causa della) contestualità fra allargamento culminato a 28 membri e progetto di riforma istituzionale attraverso il Trattato Costituzionale, sono intervenuti i rifiuti referendari di quest’ultimo da parte di 2 partner storici e le resistenze di altri; la prolungata pausa di riflessione; il Trattato di Lisbona, con il percorso travagliato per la sua approvazione (cfr. la posizione irlandese), al fine di recuperare in esso i contenuti più significativi del Trattato Costituzionale. Penso alla personalità giuridica dell’Unione; alla possibilità della sua adesione alla CEDU; alla Carta di Nizza, richiamata nel trattato con efficacia giuridica; alla presidenza biennale e rafforzata del Consiglio dell’Unione; alla doppia veste del Ministro degli esteri europeo; al rafforzamento del Parlamento nelle procedure di codecisione; al voto a maggioranza ed allo sforzo per



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