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NUMERO 15 - 27/07/2011

 Bene la fine del mito della sovranità, ma no alla decisività sui governi

Il volume "Diaspora Parliaments" di Bruno Mascitelli, Rory Steele e Simone Battiston, come recita il sottotitolo, "How Australia faced the Italian challenge", esamina con particolare enfasi l'accettazione australiana del voto degli italiani per le nostre elezioni politiche e per i referendum sul suolo di quel Continente.L'enfasi e' motivata dal superamento di una visione monopolistica della sovranità, che pretendeva in sostanza di possedere le persone in modo assoluto e univoco, senza rispettare il pluralismo delle identità personali e collettive, cosa che richiede anche il rispetto per la volontà di mantenere legami col Paese di origine. Senza cadere in eccessi multiculturalistici, di mera sovrapposizione delle identità di partenza, si tratta di una tesi più che sensata, in una prospettiva interculturale, che deve anche tenere conto dei rapidi mutamenti dei Paesi di provenienza e della conseguente flessibilità dei sistemi per realizzare un'integrazione non scontata. Interessante quindi la panoramica sulle diversità delle ondate migratorie, con gli italiani che storicamente erano la terza comunità dopo inglesi e neozelandesi e che ora, scavalcati dai cinesi, diventano quarti, incalzati da vietnamiti e indiani, mentre anche gli australiani cominciano a emigrare a loro volta in termini significativi in tutto l'ultimo trentennio, cosa che pone anche per essi il problema del voto all'estero... (segue)



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