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NUMERO 22 - 16/11/2011

 La riforma sanitaria negli Stati Uniti d'America: un modello federale di tutela della salute?

Per lo studioso del diritto comparato – e non solo - gli Stati Uniti d'America rappresentano il modello per antonomasia di ordinamento federale; il sistema cui non si può fare a meno di guardare nel momento in cui ci si confronta con la tematica della ripartizione del potere tra i diversi livelli di governo. Quello della sanità è un tema sensibile, che rileva in ambito federale in quanto corollario alle forme di tutela del diritto alla salute che – pur non trovando riscontro esplicito nel dettato costituzionale statunitense - è riconosciuto come fondamentale in ambito centrale e – naturalmente – anche dagli Stati. Osservando l'evoluzione del sistema sanitario americano si riconoscono distintamente tre fasi, corrispondenti ad altrettante caratteristiche epoche storiche: la prima ricomprende tutte le amministrazioni contemporanee, fino all'avvento di John Fitzgerald Kennedy; la seconda attraversa gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta del Novecento; l'inizio della terza fase corrisponde infine all'insediamento, nel 2008, del Presidente Obama.Barack Obama, per molte ragioni, è riconosciuto come il Presidente del cambiamento: ebbene niente, meglio del mutamento di prospettiva intervenuto rispetto alla concezione del modello di tutela pubblica della salute può rappresentare l'apporto di novità introdotto dal sistema dall'attuale Capo dello Stato americano. Prendendo in prestito un'immagine dal mondo medico, si può azzardare una metafora: l'osservazione della realtà dei fatti, nel tempo, ci dirà se l' iniezione di innovazione immessa nell'ordinamento federale da Barack Obama conteneva un principio attivo efficace per il miglioramento delle condizioni del sistema, oppure solo un placebo, una sostanza inadatta o comunque insufficiente a guarire il grande malato, ovvero la macchina sanitaria statunitense... (segue)



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