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NUMERO 22 - 16/11/2011

 Le proposte di riforma della par condicio dentro le prospettive della transizione

Nelle settimane scorse Massimo Rubechi ha pubblicato un testo più che esaustivo sulla materia (nel volume curato da S. Calzolaio e B. Malaisi "Co.re.com.: nuove funzioni e ruolo istituzionale", Macerata, Eum, 2011). Ne riassumo qui in apertura le conclusioni principali, per poi concentrarmi sui criteri di valutazione e sulla connessione tra le prospettive di riforma e la possibile evoluzione della transizione. La legge 28/2000 (sotto il Governo D'Alema) nasce dopo una serie di decreti non convertiti, sin da quello 25/3/1995 n. 83 (sotto il Governo Dini, poco prima delle regionali 1995) e fino al 17/5/1996, n. 266 (subito dopo le elezioni politiche che videro la vittoria della coalizione dell'Ulivo) e si inserisce nella principale anomalia della transizione italiana, dove lo schieramento di centrodestra finì per strutturarsi intorno al partito di Forza Italia, creata dal dominus di Mediaset Silvio Berlusconi. Al di là delle questioni tecniche, è quindi una legislazione di conflitto: percepita da una parte del campo, il centrodestra, come un'aggressione illiberale da rimuovere (proposta Bergamo) o limitare al massimo (proposta Perrotta), e dall'altra, il centrosinistra, come una legittima difesa contro una preesistente situazione illiberale da aggiornare nel senso di estenderne l'efficacia o rispetto agli strumenti (proposte Giulietti, di Pietro e Belisario) o rispetto ai tempi (proposta Rotundo)... (segue)



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