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NUMERO 1 - 11/01/2012

 La Costituzione e il suo contesto: dimensione nazionale e dimensione europea

L’impiego, per descrivere l’attuale temperie europea, dei lemmi “contesto” e “dimensione” – all’apparenza assai più neutri dei significanti che fanno immediato richiamo a “stato”, “statalità”, “costituzione”, “costituzionalismo” – non corrisponde a un approccio avalutativo o a una pretesa di “oggettività” (la cui affermazione, come sempre accade, sarebbe essa stessa connotata ideologicamente). Il concetto di “contesto”, invece, poiché fa richiamo alle premesse storiche e politiche, manifesta, sul piano del metodo, un’impegnativa scelta di campo: l’avversione agli eccessi positivisti nell’interpretazione costituzionale e all’inflessibile orientamento a forzare nelle categorie dommatiche note una realtà interessata da dinamiche sempre più serrate. Vero è che, innanzi alla “grande trasformazione” in atto, è forse necessario andare preliminarmente alla ricerca di strumenti analitici sufficientemente aperti, adatti a contenere linee di mutamento non ancora consolidate, in un quadro ordinamentale esposto a riflussi anche tumultuosi: si considerino le possibili fratture interne all’UE, per il rivelarsi di incompatibilità tra modelli economici nazionali nella fase ciclica, mentre non è rimarginata la ferita della mancata ratifica del trattato costituzionale (ferita ancora aperta, se è vero che il Trattato di Lisbona, per conseguire il necessario consenso, ha dovuto ammainare le insegne del costituzionalismo)... (segue)



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