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NUMERO 8 - 18/04/2012

 Danno derivante da lesione di interesse legittimo e situazioni giuridiche soggettive.

Il presupposto dal quale muovono le presenti riflessioni è costituito dalla sensazione di disagio avvertita in occasione della lettura di molte delle decisioni che, negli ultimi anni, si sono via via succedute sul tema della tutela risarcitoria dei danni derivanti dalla lesione di interessi legittimi. Tale sensazione deriva, a sua volta, dalla impressione di poca chiarezza della nozione di interesse legittimo che sta alla base di quegli arresti giurisprudenziali. Il concetto di interesse legittimo a partire dal quale i giudici derivano le loro conclusioni, infatti, è assai spesso implicitamente assunto, piuttosto che esplicitamente affermato, ed anche laddove è espressamente dichiarato non mancano incertezze. Inoltre sembra che sovente i diversi giudici (ordinario, amministrativo e costituzionale) abbiano fondato le rispettive decisioni sulla base di nozioni dell’interesse legittimo fra loro significativamente differenti, nonché, talvolta, sulla base di diverse ricostruzioni della natura della situazione giuridica soggettiva riconosciuta in capo al danneggiato dall’art. 2043 c.c.; in alcuni casi, infine, l’impressione è che siffatte differenze siano rilevabili persino nell’àmbito delle diverse decisioni dello stesso giudice. È parso dunque utile verificare se l’impressione segnalata, ad un più approfondito esame del dato giurisprudenziale, risulti effettivamente confermata, e se, in tal caso, le effettive incertezze e/o differenze riscontrate siano tali da poter influire significativamente sulle conclusioni che, a partire da quelle premesse (in ordine alla nozione di interesse legittimo ed alla natura della situazione soggettiva nascente dall’art. 2043 c.c.), è lecito trarre (secondo logica giuridica) in ordine alle questioni riguardanti il risarcimento dei danni derivanti da lesione di interesse legittimo ed i rapporti con la sua tradizionale tutela caducatoria. Ciò a partire dalla convinzione, di ordine metodologico, che «il tipo di tutela accordato» debba costituire «piuttosto una conseguenza della struttura della norma o al più, se esplicitato dalla legge, un fattore di conferma o di verifica della consistenza di un determinato tipo di situazione soggettiva aliunde fondata, ma in nessun caso un prius da cui dedurre la qualificazione della situazione stessa». È opportuno, infine, esplicitare che l’indagine in parola - com’è evidente - consapevolmente non tocca uno dei fronti sui quali si svolgono attualmente il dibattito dottrinale e il confronto giurisprudenziale (quest’ultimo per vero in misura assai minore): quello della natura (extracontrattuale, contrattuale o ‘speciale’) della responsabilità della P.A. per i danni derivanti dall’illegittimo esercizio del potere(anche rispetto a quest’ultima questione, peraltro, quella della ricostruzione dell’esatta nozione di interesse legittimo ricavabile dall’ordinamento positivo vigente appare piuttosto preliminare, sebbene in sé non del tutto risolutiva)... (segue)



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