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NUMERO 2 - 23/01/2013

 Nuove «norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici»: come cambia in Italia il sistema di finanziamento pubblico alla politica.

Da sempre il tema del finanziamento dei partiti e della attività politica attrae l'attenzione di studiosi e commentatori per le ampie implicazioni che lo stesso riveste rispetto ai principi del pluralismo, dell'uguaglianza, di un trasparente esercizio democratico, dell'accesso alla rappresentanza e, in generale, al ruolo dei partiti. Le problematiche evocate si collocano al più alto livello della concettuologia politologica e costituzionalistica e di certo alimenterebbero, anche in questa sede, un ragionamento di ampia prospettiva teorica. Nell'occasione del presente contributo il fine perseguito si esaurisce tuttavia nella sola breve analisi dei recenti mutamenti intervenuti nel sistema italiano di finanziamento alla politica, rinviando ad altro approfondimento il più impegnativo compito richiesto per la trattazione delle tematiche cennate. Tra gli impegni che hanno caratterizzato il dibattito in quest'ultimo “scorcio” di legislatura era iscritto, sin dall'inizio, quello relativo ad un'opera di riordino del sistema di finanziamento delle formazioni politiche volto a garantire una maggior trasparenza ed un'apprezzabile riduzione dei costi della politica. Alcune recenti inchieste giudiziarie circa l'uso inappropriato che dei fondi destinati al finanziamento delle attività politiche sarebbe stato fatto da parte di vari gruppi e partiti politici hanno peraltro sottolineato l'urgenza degli interventi di riforma in agenda. Tra questi, particolare attenzione merita la legge 6 luglio 2012, n. 96 recante norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure volte a garantire la trasparenza ed i controlli dei rendiconti dei medesimi... (segue)



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