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NUMERO 4 - 20/02/2013

 La città metropolitana e il riordino delle autonomie territoriali. Un’occasione mancata?

Il governo del territorio è uno di quei settori in cui sussiste una sorta di tensione tra “fatto” giuridico-istituzionale e “fatto” socio-economico, determinata da vari fattori. L’evoluzione dei territori nella storia, il loro sviluppo socio-economico, l’andamento demografico e i flussi della popolazione, il crearsi di conurbazioni o fenomeni di de-urbanizzazione sono solo alcune delle cause che contribuiscono a dare ai territori una fisionomia in continuo mutamento, che richiede, sul versante politico-istituzionale, l’individuazione di adeguate forme di governo di quelle realtà territoriali, inserite all’interno di uno Stato e che con lo Stato condividono l’esigenza di una ripartizione e di una corretta allocazione delle funzioni pubbliche e dei servizi ai cittadini. Questo è il motivo per cui -per dirla con Ettore Rotelli nell’introduzione a uno studio ISAP del 1984 dedicato alle “relazioni tra centro e periferia”, a sottolineare l’origine sociologica del termine (Sidney Tarrow)- l’analisi di questa tematica deve avere necessariamente carattere interdisciplinare; sicché ogni intervento che abbia ad oggetto quello che potremmo definire il sistema di governo sul territorio deve necessariamente prendere in considerazione e tenere insieme l’articolazione dello Stato e il sistema delle autonomie, profili giuridici e assetti politico-istituzionali nonché dati socio-economici. Esistono giurisdizioni o unità amministrative che, inevitabilmente, col passare del tempo e con lo sviluppo socio-economico, non corrispondono alle esigenze di governo di un territorio in continua evoluzione che spesso non coincide con quelle unità amministrative. Questo era vero nel passato, lo è di più nei tempi più recenti, in cui i “fatti sociali” sono sottoposti a un’evoluzione assai più rapida che in passato... (segue)



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