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NUMERO 8 - 17/04/2013

 La trasparenza della pubblica amministrazione tra accessibilità totale e riservatezza

Chi guardi il generale processo di riforme, che hanno interessato l'amministrazione pubblica quanto meno a partire dagli anni '90, noterà l'emersione progressiva nel mondo del diritto di quello che potremmo definire un valore del­l'ordinamento che a poco a poco acquisterà contorni sempre più netti e pervasivi della tra­dizionale sfera di "riservatezza" delle pubbli­che amministrazioni, nell'ottica di un dialogo tra amministrazione e amministrato che favori­sca la trasformazione del suddito in cittadino (l'immagine è mutuata dal prezioso saggio di W. Ulmann, su lndividuo e società nel Medioevo, edito daLaterza nel 1983). Da allora la trasparenza assumerà sempre più le sembianze di un valore immanente all'ordi­namento, un valore di tipo finalistico, nella lo­gica della concezione assiologia di Falzea, perché espressione di democrazia politica e amministrativa; ma anche un valore strumenta­le, e quindi formale, attraverso il quale assicu­rare la conoscenza dei processi decisionali, delle organizzazioni, dei procedimenti, delle presta­zioni e dei servizi al pubblico. Volendo schematizzare il percorso normativo registratosi, è consentito tener conto di tre tappe evolutive: a. quella inaugurata con l'approvazione della L. n. 241 del 1990; b. quella che ha inizio con l'affermazione, ad opera del D. Lgs. n. 150 del 2009, del principio di accessibilità totale; c. quella, infine, che prende avvio con il D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33, recante "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione" e adottata in attuazione della delega contenuta nella L. 6 novembre 2012, n. 190 (L. c.d. anticorruzione)... (segue)



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