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NUMERO 12 - 12/06/2013

 Elogio della sovranità

Da tempo si scrive e si legge sulla sovranità in declino, addirittura erosa dalla sovranazionalità, ovvero frantumata dalla globalizzazione (oppure dagli Stati “murati”, cfr. W. Brown, Walled States, Waning Sovereignty [2010]). Si assiste, pertanto, alla sottoposizione a torsione di un concetto secolare, quale quello di sovranità, verso rappresentazioni di nuovi poteri sovrani, che non sono ancora meglio definiti ma che vengono collocati al di fuori del singolo territorio statale. Nella convinzione che è in atto una dislocazione di alcune componenti della sovranità statuale presso altre istituzioni, dalle entità sovranazionali fino al mercato dei capitali globali. Il declino della sovranità lo si individua altresì nella crisi economica e finanziaria degli Stati, ovvero nello smarrirsi del controllo e gestione del proprio bilancio pubblico. Pertanto, si invoca una già realizzata sovranità dell’Unione europea, con la relativa perdita di capacità di decisione da parte degli Stati membri; e la si legittima in forza dei Trattati, che hanno soppresso le monete locali a favore di una moneta unica europea, ovvero che hanno creato la figura (e lo status) del cittadino europeo, con i suoi diritti fondamentali e le garanzie giurisdizionali. Tutto sostenibile, in punto di fatto e di diritto. Ma è davvero la fine della sovranità? E poi, anzi soprattutto: quale sovranità?... (segue)



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