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FOCUS - Africa N. 0 - 05/07/2013

 Questioni di nomi, questioni di regimi politici: i cambiamenti di toponimi nel continente africano

Dare un nome a un territorio è un atto politico fondante; ma anche rinominare un territorio è un atto caratterizzato da una fortissima valenza politica. Nella definizione dei nomi di Stati e capitali in Africa, più che altrove, è stata forte l’esigenza di combinare il multilinguismo e la gerarchia delle lingue, con evidenti problemi di trascrizione di quelle locali, il tutto condito con la necessità di segnare in maniera simbolica luoghi e territori con riferimenti storici e culturali non sempre condivisi e comunemente accettati ma molto spesso espressione di un gruppo o di una parte, dei vinti o dei vincitori. La toponimia, scienza dei siti e dei luoghi, è sempre stata una scelta politica, ed anche una scelta che riflette, nella sostanza, la natura di un regime politico. Si scelgono culture prevalenti, storie prevalenti e si caratterizzano le relazione tra le comunità stanziate sul territorio. Anche in Africa, dunque, la toponimia è divenuta uno dei fondamenti simbolici e identitari dei territori e della separazione tra gli Stati e le comunità politiche. Lo studio della toponimia, difatti, contribuisce a rivelare interessanti particolari e informazioni sulla storia, la religione e la caratterizzazione politico-istituzionale dei luoghi. Nell’affrontare i cambiamenti di nomi nel continente africano, il problema non è stato solo quello di elaborare una trascrizione ufficiale e standardizzata dei toponimi, che risente del passaggio da lingue indoeuropee a lingue africane, con fenomeni di alterazione della pronuncia e conseguente confusione nella localizzazione dei gruppi umani sul territorio. Il problema era anche quello di segnare delle cesure storico-politiche, e in primis il passaggio dal regime coloniale all’indipendenza... (segue)



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