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NUMERO 17 - 28/08/2013

 Violazione dell’ordine dell’Unione europea e processo nazionale

Il tema prescelto per l’incontro odierno copre un’ampia materia d’analisi, cui lo studioso dei processi d’integrazione nell’ambito dell’Unione ha da accostarsi anzitutto con il consueto umile sguardo ricognitivo di un fenomeno, ancor più che con la pretesa di ricostruzione sistematica di un apparato normativo. È la logica con cui si costruisce l’identità europea ad imporlo,   rispondendo essa, anche con riferimento alla materia processuale, ai meccanismi della governance – come usa dirsi – ed ai suoi contributi conformativi “dal basso” dell’esperienza giurisprudenziale e sociale, più che a quelli di un compiuto ed organico ordinamento normativo. Nel compiere tale ricognizione, guarderò al tema secondo due diverse prospettive, a seconda che il processo nazionale si ponga esso stesso quale causa della violazione, ovvero quale strumento per scongiurarla. Nella prima prospettiva indicata, vanno, peraltro considerate, due distinte ipotesi, in ragione della circostanza che sia l’apparato normativo processuale nazionale a generare la violazione dell’ordine dell’Unione, ovvero la singola vicenda giurisdizionale, per ragioni tanto di rito che di merito... (segue)



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