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NUMERO 17 - 28/08/2013

 Una nuova fine per il petrolio?

In un recente articolo su questa rivista mi sono occupato della fine della breve resurrezione dell'energia atomica, quantomeno nei paesi dove gli investimenti devono rispondere a criteri di economicità, profitto e trasparenza nei confronti dei consumatori. Questa volta voglio occuparmi della fine del petrolio (tema di un servizio speciale pubblicato su The Economist del 3 agosto 2013). Il  tema è tutt'altro che nuovo ed è stato oggetto di un acceso e ultradecennale dibattito formato da indagini, scontri statistici, contrapposizioni scientifiche e conflitti politici, tanto da divenire oggetto di un vero e proprio genere letterario con diecine di volumi e centinaia di articoli. Più precisamente, l’oggetto del contendere è stato l’individuazione del momento in cui la produzione di petrolio, ottenuta sfruttando le risorse  conosciute e economicamente utilizzabili, avrebbe cominciato a declinare: è il cosiddetto peak oil debate. Il dibattito è stato avviato nel 1956, allorché un geologo statunitense, Marion King Hubbard, predisse che alla fine degli anni Settanta l'estrazione di petrolio negli Stati Uniti avrebbe raggiunto il suo culmine ma si è sviluppato soprattutto due decenni più tardi, a seguito dell'articolo di Colin J.Campbell e Jean H. Laherrére pubblicato nel 1998 su Scientific American che prevedeva il declino della produzione di petrolio a livello mondiale dopo il 2008... (segue)



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