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NUMERO 20 - 09/10/2013

 Commemorazione di Mario Galizia

Vi confesso che in questa occasione mi è difficile parlare di Mario Galizia senza emozionarmi. Dichiaro a Voi la mia debolezza e sono debole perché seguo Mario Galizia da più di quaranta anni, da quando l’ho incontrato nelle aule dell’Ateneo ticinense, in altre parole l’Università di Pavia, scandendo tutte le tappe successive. Rimedio in maniera solo apparentemente impersonale, facendo riferimento anche a ciò che scrissi nella proposta di emeritato nell’ormai lontano novembre 1997 ed avvertendovi che la vicenda di Galizia è esemplare di una generazione, quella che ha caratterizzato la transizione dal fascismo alla Repubblica, e di una Famiglia borghese, in cui i valori dello Stato liberale risorgimentale si sono progressivamente aperti a quelli dello Stato democratico e costituzionale di massa. Nato a Napoli il 14 novembre del 1921 da Vincenzo (magistrato e poi primo presidente della Corte di Cassazione) e da Gina Baldi originaria di Poppi nel Casentino, Mario Galizia si laureò con 110/110 e lode in Giurisprudenza nel 1942, discutendo nella Facoltà giuridica fiorentina una tesi in Diritto amministrativo (La teoria degli organi dello Stato) con Silvio Lessona, da cui fu subito nominato assistente. Nipote di due caduti nel primo conflitto mondiale (Alberto Galizia, docente nell’Università di Napoli, e Raffaele Libroja, medaglia  d’oro della cavalleria italiana), volontario di guerra (Divisione “Ariete”) e partigiano combattente come il fratello Paolo caduto eroicamente per la liberazione di Firenze, dal 1944 Galizia divenne assistente di Piero Calamandrei e incaricato di Diritto amministrativo nell'Ateneo fiorentino... (segue)



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