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NUMERO 24 - 04/12/2013

 L’affermazione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr) quale nuovo protagonista della politica di sicurezza nazionale

La controversia tra Italia e India sui fucilieri di marina si trascina dal febbraio 2012, quando le autorità indiane con uno stratagemma indussero la nave mercantile italiana su cui erano imbarcati i due fucilieri (con funzioni di protezione contro la pirateria internazionale) ad attraccare nel porto di Kochi; quindi, prelevati con la forza i militari dalla nave, li sottoposero a custodia al fine di giudicarli per l’omicidio di due pescatori indiani. Nel marzo 2013, dopo un anno di complicate trattative diplomatiche, l’Italia si è resa protagonista di un maldestro tentativo di forzare la mano, assumendo una decisione di forte impatto politico che nel raggio di pochi giorni, di fronte alle proteste indiane, è stata costretta a ritirare. Nostro compito – al di là dei profili di merito della vicenda, inerenti il diritto internazionale – è esaminare il duplice processo decisionale, e in esso il peso assunto dai vari soggetti istituzionali coinvolti, con il quale l’Italia: a) in un primo momento, contrariamente a quanto concordato con il Governo indiano, ha stabilito di non rimandare indietro i due militari temporaneamente rimpatriati per esercitare il diritto di voto; b) successivamente, di fronte alle minacce indiane di ritorsioni politiche e commerciali, ha ritenuto di procedere in senso contrario, disponendo il loro rientro in India entro lo scadere del permesso concesso... (segue)



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