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NUMERO 25 - 18/12/2013

 La forma di governo provinciale nel DDL n. 1542: profili d'incostituzionalità e possibili rimedi

Nell’Appello Per una riforma razionale del sistema delle autonomie locali (dell’11 ottobre 2013), rivolto alle Commissioni Affari Costituzionali e ai Gruppi Parlamentari di Camera e Senato, quarantaquattro giuspubblicisti italiani affermano che: a) non si può «con legge ordinaria sopprimere le funzioni di area vasta delle Province e attribuirle a Regioni e Comuni»; b) «né trasformare gli organi di governo da direttamente a indirettamente elettivi»; c) «né rivedere con una legge generale gli ambiti territoriali di tutte le Province». In questo contributo mi occuperò soltanto del secondo dei punti indicati, cioè del problema se sia costituzionalmente legittimo «trasformare gli organi di governo da direttamente a indirettamente elettivi». L’attenzione critica si focalizzerà specialmente sul Disegno di legge “Delrio” A. C. 1542, il cui Capo III è interamente dedicato alla riforma del sistema di governo provinciale e all’assetto delle funzioni amministrative che in prospettiva dovrebbero spettare a questo livello di governo. Su questa tematica ferve da qualche giorno il dibattito dottrinale, soprattutto per reazione all’Appello dei Quarantaquattro. E non potrebbe essere altrimenti visto che è in discussione, tra le altre cose, una questione essenziale per la scienza costituzionale italiana: la questione se, nel momento presente, ci sia una nozione costituzionalmente condivisa di “principio democratico” e “rappresentanza politica”... (segue)



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