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NUMERO 5 - 05/03/2014

 Quale riforma elettorale?

Discutere di legge elettorale, oggi come ieri, non ha nessun significato se non si collocanole proposte sul tappeto nell’orizzonte della Costituzione e nell’ambito del sistema politico italiano. La storia insegna che la nostra Costituzione, come tutte le costituzioni, è nata per assicurare un determinato assetto di poteri. Venuta meno l'unità antifascista, per effetto dell’ineluttabile divisione del mondo in due blocchi sancita a Yalta, la Costituente disegnò le istituzioni della Repubblica valorizzando il momento della garanzia piuttosto che quello della governabilità, allo scopo di stabilire, in un quadro politico necessariamente bloccato e senza alternanza, quello che Enzo Cheli ha definito un “patto di reciproca garanzia” tra le principali forze antagoniste e, specialmente, la Democrazia cristiana e i partiti socialista e comunista. Per questo il governo parlamentare italiano, nella Carta e poi nella prassi, assomiglia più alla IV Repubblica francese del 1946 (un prototipo parlamentare a tendenza assembleare), che non ai sistemi parlamentari nei quali il governo guida di regola la maggioranza uscita dalle elezioni, come nel cancellierato tedesco e spagnolo o nel premierato inglese... (segue)



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