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NUMERO 6 - 19/03/2014

 Luci e ombre dei sistemi monisti e dualisti a confronto: il sindacato sul potere discrezionale in Italia e in Spagna

Ci sono diverse ragioni per studiare il sistema di giustizia amministrativa spagnolo. Innanzitutto motivi di ordine storico: il valore storico-sociale delle sue istituzioni - la creazione già in età medioevale delle Corti di Giustizia (Audiencias) ed il tradizionale ruolo di “garanzia” giocato nella società (Filippo II raccomandava ai suoi giudici: “in caso di dubbio decidete contro di me”) - lo stretto collegamento con alcune Regioni d’Italia, colonie del vasto Impero spagnolo, la comune esperienza di governo totalitario - che ha portato la Spagna ad interessarsi dell’esperienza italiana nel momento della transizione alla democrazia -, l’interesse per la nostra dottrina e la consuetudine di scambi tra i nostri Paesi. Ma soprattutto ci sono motivi tecnico-giuridici: la varietà della tipologia delle azioni, l’articolazione della disciplina processuale, in particolare dell’attività probatoria, l’esemplare maestria dei colleghi spagnoli nel trattamento dei “presupposti di fatto” legittimanti l’esercizio del potere amministrativo, l’organizzazione del lavoro, in particolare delle segreterie. A ciò si deve aggiungere che si tratta dell’unico sistema che abbia preso in seria considerazione il “modello italiano” e che, proprio per la sua ritenuta somiglianza, ci fornisce, di riflesso, l’immagine del nostro, che può essere meglio compreso proprio grazie alla rilevazione delle inaspettate differenze (e delle ragioni di queste)... (segue)



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