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NUMERO 6 - 19/03/2014

 Democrazia interna ai partiti in Italia e nell’Unione europea: discipline a confronto

Il 13 dicembre scorso il Governo Letta ha approvato un decreto legge di abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti politici, che recupera interamente il contenuto del disegno di legge approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 16 ottobre, esso pure di iniziativa governativa. Tale provvedimento è motivato, come indicato nel preambolo, dall’esigenza di adottare “misure che intervengano sulla spesa pubblica in linea con le aspettative dei cittadini (…) e in coerenza con la linea di austerità e di rigore della politica di bilancio adottata in questi ultimi anni”, per giungere a “a riformare il sistema di finanziamento dei partiti in tempi rapidi e certi”. Al netto di ogni considerazione sulla sussistenza dei presupposti di necessità e urgenza richiesti dall’art. 77, co. 2, Cost., il decreto prevede la graduale estinzione dei rimborsi elettorali previsti dalla normativa previgente, e la sostituzione con un sistema misto, di contribuzione privata volontaria e pubblica indiretta in favore dei partiti. Come requisito per accedere a tali forme di finanziamento, si impone ai partiti di dotarsi di uno statuto rispettoso di alcuni minimi caratteri di democrazia interna, in ossequio al “metodo democratico” di cui all’art. 49 Cost. Con riguardo particolare a questo ultimo elemento, può essere motivo di interesse volgere lo sguardo verso le istituzioni europee, poiché è in corso di esame da parte del Parlamento Europeo la proposta di regolamento della Commissione per disciplinare lo statuto e il finanziamento dei partiti politici a livello europeo... (segue)



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