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NUMERO 8 - 16/04/2014

 Supplenza, verifica dei poteri, area vasta: tre caveat per migliorare la riforma Renzi

Se ci trovassimo al cospetto di un caso clinico, si potrebbe dire che, a fronte di un paziente con un quadro abbastanza complesso, i medici hanno deciso di procedere con un intervento chirurgico, pesante ma mirato, per rimuovere i due principali focolai di malattia, tralasciando per il momento altri problemi, considerati forse meno gravi, di cui il paziente soffre. Il disegno di legge costituzionale presentato dal Governo individua, infatti, due punti su cui intervenire (come noto, la riforma del bicameralismo e la riforma del Titolo V cui si aggiunge, quasi incidentalmente, l’abolizione del CNEL) ed attorno a questi obiettivi costruisce l’intervento sul testo costituzionale. Ora, è evidente che questo modus operandi da un lato non esaurisce le questioni che si potrebbero affrontare nel momento in cui si pone mano così pesantemente alla riforma della Costituzione (si pensi anche solo alla tematica della revocabilità dei ministri) e dall’altro rischia di non tenere in giusto conto le ricadute che le modifiche apportate potrebbero avere rispetto ad altre parti del testo non prese in considerazione. Tuttavia, la riflessione dottrinaria e politica è giunta, rispetto alle due problematiche individuate, ad un livello di condivisione tale da giustificare – se non dal punto di vista strettamente teorico, almeno dal punto di vista dell’opportunità politica - un approccio di questo tipo; ampiamente condivisa, per non dire unanime, è, infatti, la valutazione sulla irrazionalità del bicameralismo paritario e perfetto che l’ordinamento ha conosciuto sino ad oggi, così come unanime è il consenso circa il sostanziale fallimento della riforma del Titolo V approvata nel 2001... (segue)



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