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NUMERO 8 - 16/04/2014

 Note a margine del ddl costituzionale deliberato dal CdM in data 31 marzo 2014

Il 2013 ha segnato il “giro di boa" per le riforme: è trascorso un trentennio dal primo tentativo di innovarela Carta costituzionale senza che sia stato possibile giungere al traguardo. I diversi “esperimenti” predisposti per superare la dialettica maggioranza-opposizione (dalle Commissione bicamerali alle più recenti Commissioni di "Saggi") e approvare una riforma condivisa non hanno prodotto gli esiti sperati. Le ragioni di tali insuccessi sono molteplici ma non poco ha pesato la posizione di netta contrarietà assunta da una parte consistente dei media e del mondo accademico, che hanno liquidato le varie proposte con prese di posizioni spesso aprioristiche e  velate da pregiudizi ideologici. Ancora oggi in nome di un anacronistico complesso del tirannosi tende a far prevalere la logica della conservazione e dell’immobilismo in difesa del sistema da presunte curvature autoritarie che si celerebbero dietro ogni proposta di innovazione costituzionale. Il ritorno della politica “a tutto tondo” potrebbe costituire adesso la premessa perché l’impresa di aggiornare la Costituzione italiana si possa realizzare davvero. Il disegno di legge costituzionale presentato dal governo Renzi si basa su alcuni pilastri fondamentali quali il superamento del bicameralismo paritario, la nuova composizione del Senato delle Autonomie, la riforma del titolo V, l’abolizione del Cnel... (segue)



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