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NUMERO 11 - 28/05/2014

 Uscire dalla crisi attraverso l'Europa

L’esito delle elezioni europee avrà ampie e significative ricadute a livello nazionale. Questo non solo perché  ogni voto che coinvolga un numero apprezzabile di elettori nel nostro Paese, per la fragilità del quadro istituzionale e la cronica instabilità dei governi, assume puntualmente una rilevanza nazionale e condiziona i destini dell’esecutivo in carica. La politica nazionale, e in particolare la politica economica, appare infatti in questa fase indissolubilmente legata all’evoluzione del quadro europeo ed al ruolo che l’Italia saprà interpretare in Europa nei nuovi scenari che prenderanno forma dopo le elezioni. E’ noto come la crisi finanziaria ed economica in corso, la più lunga e gravida di conseguenze dal dopoguerra, abbia rinfocolato in tutto il continente gli spiriti antieuropei, da sempre presenti ma che hanno ora l’opportunità per contestare, con vecchi e nuovi argomenti, la costruzione europea. Il dibattito in corso in Italia presenta tuttavia dei caratteri peculiari. Da un lato, le forze maggiormente critiche nei confronti dell’Europa hanno indicato nel corso della campagna elettorale obiettivi radicali che spaziano dal ritorno alla lira sino alla riscrittura dell’Unione economica e monetaria, a cominciare dalla denuncia del Fiscal compact, sotto dettatura italiana, dall’altro, tutte le forze politiche hanno avvertito la necessità di prendere le distanze dall’Unione europea, denunciando i limiti delle politiche seguite in occasione della crisi, la persistente inadeguatezza del quadro istituzionale, l’impellente necessità di una maggiore integrazione politica ed economica. Pressoché unanime è stata poi l’attribuzione alla politica di austerità della responsabilità della recessione economica in Italia e negli altri Paesi mediterranei... (segue)



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