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NUMERO 11 - 28/05/2014

 L’Italia in Europa: un’altra storia rispetto a media e ai sondaggi

I risultati per le elezioni europee del 25 maggio lasciano apparentemente pochi margini per l’interpretazione. Non capita spesso nel nostro paese, dove tutti sono abituati alla retorica della vittoria comparativa. Eppure, mai come stavolta, i sentimenti ed il posizionamento politico degli italiani appaiono degni di attenta riflessione sia sul versante domestico che nello scenario europeo. Direi che i temi fondamentali, per uno studioso di comunicazione e partecipazione politica, si raccolgono intorno a tre nuclei: 1. la confermata inadeguatezza dei sondaggi a capire stabilità e mutamenti dell’opinione, e a funzionare da elemento di riduzione dell’incertezza; 2. il nodo di quanto la comunicazione politico-elettorale continui ad essere il canale fondamentale della socializzazione politica, anche in rapporto all’impatto delle varie piattaforme digitali; 3. la trasformazione del nodo personalizzazione/spettacolarizzazione in relazione ai principali protagonisti della contesa politica italiana, in stringente connessione con la tradizionale capacità di presa dei partiti italiani. Partiamo da quest’ultimo tema, che è del resto quello che ha riservato più sorprese, e più ha  coinvolto e stressato le dimensioni interattive citate nei punti precedenti. Il Presidente del Consiglio in carica diventa il vero e proprio dominus a livello nazionale, ma è sostanzialmente anche l’unico leader politico europeo a eludere la legge non scritta che vuole i governi in carica pagare il conto della crisi soprattutto nelle elezioni europee. Lo spostamento elettorale a favore del Pd è impressionante, e in larga misura rafforzato da due dimensioni convergenti: il Pd e Renzi vedono rigonfiare le loro fila anche grazie ad un voto letteralmente anti-Grillo; e inoltre, l’inasprirsi e la drammatizzazione della campagna elettorale hanno letteralmente premiato la linea comunicativa del governo e del Pd volta a stemperare la conflittualità e ad apparire come una forza tranquilla e rassicurante. A questo, per onestà intellettuale, va aggiunto il riconoscimento di una grande capacità di Renzi di vincere convincendo, e questa è probabilmente la scoperta fondamentale e non congiunturale di questa competizione elettorale... (segue)



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