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NUMERO 13 - 25/06/2014

 C'è un Giudice a Lisbona. Il Tribunal Constitucional di fronte alla crisi economica

Come noto, il Portogallo si colloca tra i Paesi europei che più hanno sofferto le conseguenze dell'attuale crisi economica, tanto che lo Stato lusitano, nella primavera del 2011, ha richiesto l'attivazione di un complesso programma di aiuti fondati su diversi strumenti giuridici sia di origine europea sia di origine internazionale. Naturalmente gli obblighi assunti sul piano esterno hanno condotto Governo e Parlamento all'adozione di pesanti misure di austerity che hanno dato luogo a numerose sentenze del Giudice costituzionale, l'ultima delle quali (sentenza n. 862 del 2013) ha dichiarato l'illegittimità delle disposizioni che miravano ad introdurre una riduzione pari al 10% di alcune categorie di pensioni di valore comunque superiore a 600 euro mensili. Non è mia intenzione commentare in modo analitico la sentenza ora citata, quanto trarne lo spunto per tracciare un primo bilancio sugli strumenti utilizzati in questi ultimi tre anni dal Tribunale Costituzionale portoghese in quelle che possono essere considerate le pronunce più emblematiche di un filone giurisprudenziale "della crisi", ossia, le sentenze n. 396/2011, 353/2012, 187/2013 e, appunto, la più recente sentenza n. 862/213. In particolare, la grave crisi finanziaria attraversata dallo Stato portoghese ha riportato all'attenzione della dottrina e della giurisprudenza costituzionale la problematica relativa all'esistenza di un supposto principio di non riducibilità dei livelli di protezione già raggiunti in materia di diritti sociali o, se si vuole, di intangibilità dei diritti quesiti... (segue)



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