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NUMERO 15 - 23/07/2014

 I prevedibili (e evitabili) problemi sollevati dall'abdicazione di Re Juan Carlos I

Benché improvvisa, la decisione di Re Juan Carlos I di abdicare in favore del figlio Filippo non è certo giunta inattesa. Essa cade, infatti, nel momento di minore popolarità della monarchia spagnola. Lo stridente contrasto tra la profonda crisi economica e finanziaria del Paese e la poco austera (e irreprensibile) vita privata del Sovrano, fino alla inopportuna battuta di caccia in Botswana, per la quale egli ha dovuto per la prima volta fare pubblica ammenda; l’incriminazione della infanta Cristina per la gestione di fondi pubblici da parte di una fondazione facente capo al genero (c.d. scandalo Noos); infine, le sue non ottimali condizioni di salute, a causa di due rovinose cadute (la prima proprio in occasione della ricordata battuta di caccia) hanno progressivamente appannato l’immagine di un Sovrano che, in passato - e ovviamente in occasione del tentato golpe del 23 febbraio 1981, felicemente anatomizzato da Javier Cercas - si era dimostrato elemento di stabilità e di unione, guadagnandosi nel tempo la stima e l’affetto degli spagnoli, tutti juancarlisti anche quando non monarchici. Si è trattato, dunque, di una decisione maturata da tempo, di certo già anticipata al Governo, ed anzi auspicata, e non solo negli ambienti politici più filomonarchici, così da ridare nuovo smalto alla Corona... (segue)



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