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NUMERO 16 - 06/08/2014

 La riforma costituzionale e i suoi avversari

Come ciascuno di noi ben sa il bicameralismo ripetitivo voluto dai Costituenti in un processo segnato ben più degli altri Paesi dalla Guerra Fredda, specie dopo la rottura del Governo tripartito nella primavera 1947, è arcaico da almeno venticinque anni. Ossia dalla caduta del Muro di Berlino, che ricorderemo nel prossimo novembre, con le conseguenti ricadute sul primo sistema dei partiti della Repubblica e sulle nuove richieste autonomistiche e regionalistiche che emersero non casualmente in quella fase. Peraltro non tutti attesero quella fatidica data per cominciare a riflettere sui nodi irrisolti del processo costituente: basti ricordare la Commissione Bozzi e le prime riforme incrementali, come quella sulla limitazione del voto segreto. Quest’ultima, com’è noto e come ha ricordato recentemente Augusto Barbera, per decisiva influenza del Presidente Spadolini fu pensata come particolarmente rigorosa al Senato, rispetto agli organi costituzionali, proprio in vista di una possibile riforma della Camera Alta, in modo tale che le tendenza autoconservative non potessero ripararsi all’ombra del voto segreto. Per queste ragioni, almeno in dottrina, come dimostrato dai lavori della Commissione di esperti del Governo Letta, è quasi impossibile trovare argomenti tesi a difendere lo status quo... (segue)



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